La pianificazione previdenziale di Monica – caso reale

Pianificazione previdenziale esempio

Oggi ti racconto un caso-studio reale di analisi e pianificazione previdenziale indipendente che ho svolto per una cliente. Mi ha gentilmente concesso il permesso di pubblicare in forma anonima ciò che sto per presentarti, utilizzando un nome di fantasia. Parleremo così di una persona alle prese con uno dei temi più importanti per il suo futuro finanziario e post-lavorativo: la pensione

Come per la storia del danno provocato a Paola con il titolo di stato Austria 2120, anche in questo caso mi sono occupato, in primis, della persona. Il mio lavoro di consulente finanziario indipendente, infatti, non riguarda solamente lo sviluppo di una soluzione in sé, ma soprattutto in che modo si integra la soluzione nella vita delle persone. In questo caso, caleremo la pianificazione previdenziale nella vita reale di questa cliente, con la sua storia, le sue incertezze e le sue decisioni, passate e future.

Ma prima di svelare subito i risultati, voglio raccontarvi di questa signora. Di chi si tratta? Perché si è rivolta a me, e quali obiettivi aveva? Che tipo di lavoro abbiamo svolto insieme, al fine di migliorare la sua situazione previdenziale? 

Ti presento Monica, 55 anni, e un obiettivo: fare in modo che i duri anni del suo lavoro si tramutino in una pensione per lei soddisfacente.

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La storia di Monica

Monica è una signora veneta. Non ha debiti, e i suoi figli non sono più a suo carico. La sua carriera lavorativa è iniziata nel 1987. All’epoca, lavorava per una piccola società di zona, come apprendista. Negli anni ‘90 ha lavorato con continuità, seppur con qualche periodo “buco” verso la fine del decennio. A partire dagli anni 2000, Monica ha cambiato più aziende e mansioni, e la sua carriera procedeva bene. Il reddito cresceva negli anni, tutto sembrava svolgersi nel modo migliore.

Nel 2022, però, l’azienda per cui lavorava è fallita. Di colpo, Monica si è ritrovata in NASpI, e ha avuto difficoltà nel ricollocarsi. Il suo problema fondamentale non riguardava tanto il fatto di trovare un nuovo lavoro. Il punto era riuscire a ottenerne uno che la valorizzasse economicamente per le capacità e l’esperienza che aveva. Desiderava infatti tornare a guadagnare quanto prima. Dopo molti mesi di ricerche, alla fine Monica ha accettato un nuovo incarico come dipendente presso un’azienda di consulenza. La sua RAL, tuttavia, è tornata sui livelli che percepiva… nel 2007! Siamo intorno ai 33.000 €.

La pensione: il problema spinoso di Monica

Ecco dunque un problema spinoso per Monica. Poiché buona parte della sua pensione dipenderà dai contributi versati, ecco che gli anni “buchi”, la recente NASpI e il ricollocamento ad una RAL più bassa daranno luogo ad un assegno pensionistico inferiore alle sue aspettative, che sono di 1.800 € mensili netti reali (ovvero soldi di oggi, al netto di inflazione e tasse). Da dove deriva questa cifra? Dal bilancio previdenziale di Monica.

Ad aggravare la situazione, Monica non aveva mai aperto un fondo pensione per la previdenza integrativa (ti lascio il link Covip: Guida introduttiva alla previdenza complementare). Infatti, nella gestione delle sue finanze personali, faceva affidamento sul fatto che la pensione pubblica INPS le sarebbe bastata. Ma, purtroppo, quell’Italia non esiste più. Così, non si era mai occupata in prima persona della sua pianificazione previdenziale. Per esempio, non si era mai posta una serie di domande cruciali per il suo benessere finanziario futuro: 

  • Quando andrò in pensione? 
  • I redditi della pensione pubblica basteranno? Mi soddisferanno?

Di recente, Monica ha eseguito l’accesso al sito dell’INPS. Ha verificato la prima data utile per il pensionamento e l’assegno corrispondente. Ha così scoperto che andrà in pensione anticipata nel 2031, ma la pensione pubblica, se tutto procede come ora, non raggiungerà il livello che lei desidera di 1.800 € netti reali mensili. C’è un gap di alcune centinaia di euro. La pianificazione previdenziale ha proprio lo scopo di colmare questo distacco.

Monica è giunta con una serie di domande

A questo punto, Monica si è posta degli interrogativi:

  • Come faccio ad aumentare l’importo della pensione pubblica, senza dover lavorare fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia?
  • E se io versassi da oggi del denaro in un fondo pensione, di quanto aumenterebbe la mia pensione? E quanto denaro dovrei versare ogni anno?
  • Quale fondo pensione è meglio scegliere per la mia situazione?
  • E se riuscissi a ricollocarmi con RAL superiori, di quanto aumenterebbe l’assegno pubblico?

Queste domande sollevano molti dubbi su come comportarsi e su quali decisioni prendere, soprattutto perché né l’INPS né un CAF permettono di simulare la costruzione di scenari futuri. In parole semplici, Monica era inchiodata ad un dato “sterile”. Conosceva data e importo della pensione pubblica, ma non aveva idea di come sarebbe evoluta la sua situazione in base alle decisioni che poteva prendere. In altre parole, aveva bisogno di pianificare delle azioni concrete in ambito previdenziale.

Il nostro rapporto è iniziato proprio qui. 

Gli scenari previdenziali di Monica

Attraverso un software di simulazione che utilizzo per condurre le analisi previdenziali dei miei clienti, abbiamo costruito diversi scenari. Dopo aver firmato il preventivo e l’informativa privacy, Monica ha condiviso con me il suo estratto conto contributivo, che ha scaricato direttamente dal sito dell’INPS tramite lo SPID. La raccolta di questo documento è il primo passo verso una pianificazione previdenziale consapevole.

Ho così ricostruito la situazione contributiva di Monica, determinando importo e assegno della pensione anticipata e anche di quella di vecchiaia, partendo dai nuovi redditi del 2025. Ho ipotizzato alcuni dati per impostare il lavoro, che riporto in fondo a questo articolo.

Tutti i risultati mostrati sono al netto della fiscalità e dell’inflazione, che è stata presunta essere costante al 2% annuo da qui al pensionamento. In altre parole, gli assegni pensionistici che ti mostrerò sono in Euro netti reali, ovvero euro netti “di oggi”. Proprio quelli di cui mi parlava lei.

Chiaramente, nessuno saprà quale sarà l’inflazione futura, e nemmeno l’evoluzione dei redditi, pertanto i risultati sono stimati. Dopotutto, la stessa INPS si basa su una serie di ipotesi analoghe per simulare l’importo della pensione di ciascuno di noi.

Pensione anticipata di Monica

Come vediamo, la pensione anticipata di Monica sarebbe di circa 1.560 € netti reali mensili, al di sotto dei 1.800 € netti reali aspirati. Il tasso di sostituzione è elevato. Ciò accade per via del fatto che viene calcolato sull’ultimo reddito percepito, e questo è stato stimato partendo dalla RAL attuale che, come detto, è molto inferiore a quella che percepiva prima che la sua ultima azienda fallisse.

Pensione di vecchiaia di Monica

Come vediamo, Monica dovrebbe lavorare fino al 2038 per avere un assegno pensionistico coerente con le sue necessità e aspirazioni. 

E se Monica nel frattempo versasse in un fondo pensione?

Ma cosa succederebbe nel caso in cui Monica dovesse versare denaro in un fondo pensione? Con quanto denaro dovrebbe contribuire, e in quale fondo pensione? 

Abbiamo così impostato una nuova simulazione supponendo che, partendo dai redditi attuali, Monica inizi a versare i contributi massimi deducibili di 5.164,57 € annui nel fondo pensione di categoria. Tale importo comprende sia i suoi contributi volontari, sia quelli datoriali. Abbiamo poi aggiunto il TFR. Per la sua situazione, abbiamo selezionato un comparto coerente con il suo orizzonte temporale.

Abbiamo scelto il fondo di categoria perché Monica è dipendente di un’azienda. I fondi di categoria sono infatti la prima opzione da valutare in questi casi, grazie ai bassi costi e alla possibilità di godere del contributo datoriale, un vantaggio importante. Quando avevo analizzato il fondo pensione di Claudia, anche lei dipendente, le avevo fatto notare che, al contrario, non poteva godere di questi vantaggi perché versava in un fondo aperto, promosso dalla sua banca, senza che fosse previsto l’accordo datoriale. 

Grazie a questa manovra, la pensione anticipata di Monica aumenterebbe di circa 103€ netti reali mensili, migliorando la sua situazione in età post lavorativa. 

Versando in un fondo pensione, Monica otterrebbe inoltre uno sgravio fiscale quantificato in circa 1.800 €/anno per ogni anno di contribuzione.

La combinazione migliore per Monica: fondo pensione e aumento della RAL

I versamenti in fondo pensione aumenterebbero l’assegno pensionistico di Monica, ma ancora non le permetterebbero di raggiungere il target. Monica, inoltre, al momento faticherebbe a sostenere versamenti così cospicui nel fondo pensione. Su cos’altro si può lavorare, dunque?

La risposta è una sola: aumentare la RAL. Monica dovrà dunque impegnarsi il più possibile, nei prossimi anni, per ottenere una RAL più elevata di quella del suo attuale nuovo lavoro.

Abbiamo dunque condotto una nuova simulazione. Stavolta abbiamo ipotizzato lo scenario in cui, a partire dal 2026, Monica disponesse di una RAL di 36.000€. L’ipotesi è verosimile, dal momento che l’azienda per cui lavora oggi è disposta a valutare adeguamenti di RAL sulla base del raggiungimento di determinati obiettivi professionali. Anche questo elemento è concorso nella sua pianificazione previdenziale: l’aumento della RAL avrebbe il duplice effetto di aumentare il montante contributivo e anche finanziare le contribuzioni al fondo pensione che oggi non riuscirebbe a garantire. È un elemento imprescindibile per lei, e Monica ora ne è pienamente consapevole. Abbiamo dunque combinato l’effetto dell’aumento della RAL con quello dei versamenti nel fondo pensione di categoria.

Ecco cosa ne è emerso:

Ci siamo quasi! L’aumento della RAL e il suo ipotetico adeguamento annuo, combinato alla contribuzione in fondo pensione, potrebbero permettere a Monica di raggiungere una pensione complessiva di circa 1.750 € netti reali al mese, molto vicina al suo desiderio.

A questo punto, le carte sono scoperte: adeguamenti di RAL superiori a quanto ipotizzato, oppure una contribuzione maggiore nel fondo pensione, o addirittura entrambi, aumenterebbero le chances che Monica riesca a raggiungere il suo obiettivo previdenziale (ammettendo che i parametri simulati di inflazione e crescita dei redditi siano rispettati).

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Il senso della pianificazione previdenziale indipendente

Questa analisi previdenziale ha permesso a Monica di avere un quadro chiaro su cosa concentrarsi nel concreto, e in quale misura, per ottenere un trattamento pensionistico migliore di quello che otterrebbe se non facesse nulla. In parole semplici, le ha permesso di pianificare il suo percorso previdenziale.

Come detto, le analisi condotte si basano su alcune ipotesi, tra cui la presenza di inflazione futura costante e pari al 2% annuo, la crescita dei salari di Monica dell’1% oltre l’inflazione, e altri. Nessuno sa dire, con certezza, se queste ipotesi si verificheranno davvero. Molto probabilmente, non saranno esatte, soprattutto nelle modalità in cui si manifesteranno. Magari l’inflazione media sarà effettivamente del 2% da oggi fino al 2031, ma potrebbe non essere costante. I redditi di Monica potrebbero crescere meno delle aspettative, oppure di più, o potrebbero non crescere affatto. 

Il punto non è tentare di controllare parametri che non si possono controllare, o credere ciecamente ai risultati. Non si tratta nemmeno di “consegnare” delle promesse ai clienti, che creerebbero un grosso malinteso tra consulente e cliente. Il senso del lavoro svolto è stato invece quello di disegnare uno o più scenari ragionevoli, individuare i parametri chiave su cui concentrarsi (in questo caso RAL maggiori e versamenti costanti e consistenti in fondo pensione di categoria), e procedere con un piano di azione chiaro. In parole semplici, si è trattato di tracciare una strada maestra di pianificazione previdenziale.

Quanto è costata questa pianificazione previdenziale indipendente?

Potresti chiederti: ma quanto costa un lavoro di pianificazione previdenziale del genere? Ebbene, un lavoro di questo tipo costa alcune centinaia di euro. Non avrebbe senso darti il costo preciso che ha sostenuto Monica, per il semplice fatto che ogni caso è a sè. Tutto dipende dal numero di simulazioni che si vogliono fare, e da quanto tempo dedico ad ogni analisi. Nel caso di Monica, abbiamo fatto alcune ipotesi anche sulla pensione di vecchiaia, sebbene fosse l’ultima spiaggia, per verificare l’impatto della contribuzione in fondo pensione per un numero maggiore di anni.

Se anche a te interessa un lavoro di pianificazione previdenziale così, prenota un appuntamento conoscitivo qui sotto. Mi spiegherai le tue esigenze, e poi concorderemo il lavoro:

Cosa ne pensi di questo lavoro? Le tue impressioni? Fammelo sapere nei commenti!

A presto,

Francesco

Note a margine del lavoro svolto:

  • Il calcolo è fortemente influenzato sia dalla ricostruzione accurata dei dati contributivi accertati, sia dalla stima realistica di evoluzione degli stessi negli anni a venire. 
  • Al fine di costruire un quadro completo, il modello conteggia anche gli effetti della tassazione sui redditi (da lavoro o da pensione) e i benefici fiscali sulle eventuali forme di previdenza complementare.
  • La stima della decorrenza e dell’importo della pensione pubblica è aggiornato alla normativa vigente. 
  • Per ogni simulazione condotta, è stata ricostruita la storia contributiva sulla base dei dati presenti all’interno dell’ Estratto Conto Contributivo fornito fino ai redditi 2024.
  • Per la proiezione dei redditi futuri, è stata presa come base del calcolo la retribuzione annua lorda percepita nel 2025. Viene stimata una crescita reale dell’1% annuo su tale retribuzione.
  • L’importo della pensione pubblica attesa e del tasso di sostituzione è al NETTO delle tasse IRPEF, calcolate con legislazione attuale e con recupero proiettato del fiscal drag;
  • L’importo della rendita complementare al pensionamento è al NETTO della tassazione. Al massimale di deducibilità non si applicano adeguamenti futuri.
  • I risultati sono DEPURATI dell’inflazione, ovvero sono riportati € netti reali.
  • Viene ipotizzata inflazione media di periodo pari al 2% e crescita annua del PIL pari al 1,5%.
  • I valori forniti sono indicativi e non possono essere garantiti in alcun modo.

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