Strategie di value investing: la net-nets strategy
8 Comments
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Giulio
Credevo di aver posto domande sensate. A mio avviso se si scrivono articoli su certi argomenti, poi si dovrebbe rispondere alle relative domande. Buona domenica.
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Giulio
Mi scuso se mi sono espresso male. Non intendevo essere scortese, ci mancherebbe. Rispondi gratis, è vero, e per questo ti ringrazio. Molto ben fatto anche il tuo ultimo articolo su Nvidia e AI.
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Laura
Buongiorno Francesco e buon 25 aprile. Mi è piaciuto molto il tuo post. È chiaro e approfondito. Poiché apprezzo il value investing e in generale i fattori d’investimento, se posso chiedere: visto che per un retail non è semplice applicare strategie fattoriali, hai un’opinione positiva degli etf multifactor, tipo ishares edge msci world multifactor? Oppure usandolo si rischia di mischiare un po troppo i vari fattori? Grazie.
Giulio
Buongiorno Francesco, molto bello e utile il tuo articolo, come anche quello, eccellente, “cattive aziende possono essere buoni investimenti?”.
Volendo però ragionare sul lungo periodo e non su strategie di breve periodo, e non avendo tempo e competenze sufficienti per selezionare innumerevoli aziende “value” e fare le pulci ai loro bilanci, potrebbe avere senso prendere un ETF tipo IWVL o XDEV.
Quello che però mi chiedo è: è sufficiente selezionare le aziende sulla base di 3 soli parametri come P/E, P/B e valore aziendale/flusso di cassa per ritenere quelle stesse aziende “value” ovvero “di valore ma sottovalutate dal mercato?”.
Esistono autorevoli studi (tipo quello recente di De Prado ad esempio) che contestano le logiche che stanno dietro al fattore value.
Ti faccio un altro esempio: il fondo a gestione attiva Nordea 1 Global Stable Equity seleziona anch’esso aziende value. Ebbene, i primi 10 titoli del suo portafoglio sono completamente diversi dai primi 10 titoli dell’IWVL (salvo forse uno). Mi domando perché. Chi dei due sbaglia? Sapresti darmi una risposta?
Grazie.