Perchè investire nei mercati emergenti?

Perché investire nei mercati emergenti?

I mercati emergenti possono offrire opportunità di rendimento elevato. Al tempo stesso ci sono alcuni fattori che rendono questa asset class pericolosa.

Questi mercati hanno infatti una doppia faccia:

  • da un lato, alcune economie emergenti crescono a ritmi forsennati. Questo può portarti beneficio come investitore, se anche i mercati finanziari salgono di pari passo. Il ritorno atteso nel lungo periodo è alto.
  • dall’altro, devi accettare un rischio superiore rispetto all’investimento nei mercati sviluppati. Ci sono diverse insidie da considerare, sia a livello macro che a livello micro.

 

Come muoversi in un ambiente del genere?

Cosa sono i mercati emergenti

I mercati emergenti appartengono ad economie che, appunto, emergono.

Si tratta di quelle economie mondiali che non sono ancora pienamente sviluppate, e che hanno potenziale di crescita più o meno grande.

Ora rifletti sulla parola emergente.

Un’economia emergente si trova in uno stadio intermedio tra il sottosviluppato e lo sviluppato.

Detta così, sembra che stia compiendo il passaggio dal basso – mondo sottosviluppato – verso l’alto – il mondo sviluppato.

In realtà, questo transito non è banale. La storia contiene diversi esempi di mercati emergenti che non ce l’hanno fatta. Alcuni di loro sono sommersi, anziché emergere.

Ti riporto uno studio di Brown e Goetzmann, intitolato Survival. L’ho ricavato dal libro Unconventional Successdi D. Swensen, che ti consiglio di leggere. Un libro chiave nella costruzione di portafogli di investimento.

Comunque, i due studiosi hanno analizzato 36 mercati esistenti dal 1900. Di questi 36, 15 sono rimasti classificati come emergenti all’inizio del 2000, cioè 100 anni dopo.

Quindi quando emergono?

Addirittura, l’allora mercato emergente della Serbia è retrocesso. Non è più classificato nemmeno come tale. È quindi sommerso.

Livello macro e livello micro

I mercati non sono le economie.

Non sono un fan degli slogan, ma questo potresti adottarlo.

Si tende a confondere la crescita economica con la crescita dei mercati azionari. Se un’economia cresce, anche i suoi mercati finanziari crescono.

Questo assunto può portarti a compiere errori pericolosi.

Te lo spiego con un esempio.

Nelle economie pianificate  centralizzate, l’allocazione di

  • risorse
  • produzione
  • investimenti

 

è decisa dallo Stato. No iniziativa privata. Le aziende non raccolgono capitali dagli investitori. In queste economie, la crescita avviene senza l’aiuto dei mercati azionari, che in pratica non esistono. E che quindi non crescono.

È un caso estremo, ma era per trasmetterti il concetto. Economia e mercati possono essere molto sconnessi.

Nei Paesi emergenti può accadere che lo sviluppo dell’economia non sia supportata in modo adeguato dall’infrastruttura dei mercati finanziari. L’economia può crescere molto, ma i mercati possono non riflettere il trend. Come investitore, per te è un rischio: potresti rimanere a bocca asciutta anche se l’economia vola.

In tutti i mercati possono esserci squilibri del genere, anche in quelli più avanzati. Nei mercati emergenti, queste disconnessioni sono più evidenti che altrove.

Livello macro

Il disallineamento economia – mercati è un rischio a livello macro.

Si sommano poi altri fattori.

Uno di questi è il controllo dei capitali da parte dei governi locali.

Nel 1998, durante la crisi asiatica, la Malesia ha bloccato la convertibilità della sua moneta, il Ringgit. Questo impediva agli investitori stranieri di rimpatriare i propri fondi.

Immagina di essere stato un investitore. Non avresti potuto recuperare il tuo denaro a causa delle imposizioni del governo.

La Malesia ha pagato caro queste cattive policy sul controllo dei capitali. L’ente MSCI l’ha rimossa dal proprio indice dei mercati emergenti. L’ha poi riammessa nel 1999, dopo che aveva ristabilito le sue “credenziali”.

Un altro fattore riguarda le generali interferenze dei governi locali nelle attività aziendali.

I governi possono seminare zizzania tra il management e gli azionisti. Lo Stato infatti ha spesso il controllo della proprietà aziendale e dei diritti di voto. Questo può portare alla formazione di due classi di investitori. I primi sono gli investitori locali e filogovernativi. I secondi sono gli investitori stranieri. Ti lascio immaginare quale delle due classi viene sfavorita dalle azioni dei governi.

Infine, le tassazioni sui profitti aziendali possono essere sproporzionate.

Siccome i governi hanno forte controllo sulle attività imprenditoriali, possono optare per tassazioni pesanti sui profitti delle aziende. Se tu sei un investitore, quanto ti rimarrà in tasca di quei profitti?

Somma tutto:

  • il controllo dei capitali e dei diritti di voto
  • le interferenze statali nelle attività di impresa
  • e la tassazione imponibile a piacere

 

mettono gli investitori stranieri in una posizione di svantaggio.

Livello micro

A livello micro, abbiamo altre insidie.

Gli investitori si preoccupano della qualità del management. E anche del poco orientamento ai profitti di certe imprese emergenti.

Sembra un po’ il Far West. Si è visto che gli investitori in aziende russe preferiscono investire in realtà in cui il management commette grossi furti piuttosto che in aziende dove vengono commessi “solo” dei furtarelli insignificanti.

Controintuitivo, vero?

Ecco la spiegazione: se il management ruba, è perché c’è qualcosa da rubare. Il management commette rapine perché l’azienda produce abbastanza profitti di cui vale la pena impossessarsi.

È chiaro che

  • la mancanza di organismi di sorveglianza
  • e la compiacenza di autorità spesso corrotte

 

rende questo genere di imprese poco attraenti per gli investitori. Soprattutto se stranieri. Se il management ruba, quanti utili vengono distribuiti agli azionisti?

Ci sono anche altri casi in cui il management non agisce negli interessi degli azionisti. In molti Paesi asiatici esiste un problema di fondo per gli investitori. Le aziende controllate dalle famiglie locali lavorano e guadagnano per soddisfare i bisogni delle famiglie piuttosto che i desideri degli investitori.

A questo si aggiunge la mancanza di trasparenza. Gli investitori stranieri spesso non possiedono le corrette informazioni per individuare problemi di abuso di informazioni privilegiate.

Perché investire nei mercati emergenti?

Dal 1988 ad oggi, gli investitori nei mercati emergenti hanno ricevuto un ritorno medio annuo poco sotto il 10%.

Il risultato è magro, se paragonato ai rischi. Nello stesso periodo, l’S&P 500 ha prodotto un ritorno medio dell’11,5% circa.

In un arco di tempo così lungo, la differenza è molto ampia:

Un investimento di 1.000 dollari in mercati emergenti all’inizio del 1988 si sarebbe trasformato in poco più di 21.000 dollari. Nello stesso periodo, 1.000 dollari investiti nello S&P 500 sarebbero diventati oltre 34.000.

Gli investitori nei mercati emergenti hanno ottenuto circa il 38% in meno rispetto agli investitori nel mercato americano.

Questo deficit nelle performance indica che gli investitori nei mercati emergenti

  • hanno accettato un rischio intrinseco più elevato
  • senza però guadagnare di più.

 

Gli investitori nei mercati emergenti sperano quindi che il futuro gli riservi un trattamento migliore.

Il nocciolo della questione è proprio qui. Il futuro.

Anche se su entrambi i livelli – micro e macro – gli investitori affrontano delle difficoltà, il futuro dei mercati emergenti è incerto e presenta delle potenzialità.

Ti ho raccontato la storia della Serbia prima, che non ce l’ha fatta ed è stata retrocessa.

Ma non ti ho detto del Portogallo, che nel 1998 ha fatto il suo ingresso nei mercati sviluppati. Fino ad allora era un mercato emergente.

Che ne sarà della Cina tra alcuni decenni? E dell’India, o del Taiwan?

Nessuno può saperlo.

Le economie asiatiche hanno ritmi di crescita di un altro livello rispetto al mondo occidentale. E se l’infrastruttura dei mercati finanziari si allineasse alla crescita economica?

Come investire nei mercati emergenti?

I mercati emergenti offrono l’opportunità di ottenere ritorni elevati con un grado di rischio direttamente proporzionale.

Per diversificare il tuo portafoglio e partecipare a questa occasione, puoi considerare di allocare nei mercati emergenti una parte modesta del tuo portafoglio.

Risorsa utile in cui trovi un esempio di asset allocation:

 

Vediamo nella pratica come investire nei mercati emergenti.

Ti parlerò degli strumenti per come sono costruiti. Nulla di ciò che verrà detto andrà inteso come consiglio finanziario.

Segui anche questo slogan: “Diversifica”

Se hai intenzione di esporti ai mercati emergenti, puoi considerare un approccio diversificato.

Questo ti metterà nelle condizioni di investire in una grande quantità di aziende dei Paesi emergenti. In questo modo, eliminerai gran parte dei rischi micro visti sopra.

Nel tuo grande contenitore, ci saranno di sicuro le aziende che presentano tutti i fattori negativi discussi. Ma troverai anche delle eccellenze.

Nei mercati emergenti ci sono infatti aziende come

  • Taiwan Semiconductor, il più grosso costruttore di semiconduttori al mondo
  • Samsung, che non ti devo presentare
  • Infosys, una delle più grandi compagnie informatiche indiane, con filiali in 22 Stati

 

Il tuo denaro finirà anche per comprare azioni di imprese che producono reale valore per gli investitori.

Per diversificare in modo intelligente, puoi usare un ETF.

Risorse utili:

Quali ETF per investire nei mercati emergenti?

Puoi fare una scelta di principio:

  1. Investi nei mercati emergenti con un ETF selettivo
  2. Investi nei mercati emergenti tramite un ETF All Country World

1. ETF selettivi

Se investi tramite un ETF selettivo, potrai scegliere con più libertà quanta parte di portafoglio dedicare ai mercati emergenti.

Potrai cambiare a tuo piacimento il peso in portafoglio di questa asset class.

Ad esempio, potrebbe tornarti molto comodo se la tua intenzione è quella di accumulare sui ribassi di questi mercati. Avere uno strumento dedicato ti permetterà di acquistare le posizioni e variare la tua asset allocation con flessibilità.

Ecco alcuni ETF selettivi sui mercati emergenti:

2. ETF All Country World

Puoi ottenere l’esposizione ai mercati emergenti anche acquistando un ETF globale costruito sull’indice All Country World – o il “fratello” FTSE All World.

In questi panieri, i mercati emergenti pesano per circa il 13% del portafoglio. Questa percentuale cambia in base alla capitalizzazione totale dei mercati emergenti all’interno dell’indice. Non è possibile aumentare o diminuire questa percentuale a piacimento.

Il restante 87% è composto da mercati sviluppati:

  • Stati Uniti (60%)
  • Europa (18% circa)
  • Giappone (5% circa)
  • Canada (3% circa)
  • Australia (2% circa)

 

Un ETF All Country World rispetta già in partenza il sacro principio della diversificazione. In questo paniere, i mercati emergenti rappresentano una modesta ma significativa quota di mercato.

 

Ecco un elenco di ETF che risponde a questa esigenza:

In azione

Perchè investire nei mercati emergenti?

I mercati emergenti offrono un ritorno potenzialmente elevato per gli investitori che si vogliono assumere il rischio.

I rischi di questi mercati sono su due livelli:

  • A livello macro, il disallineamento tra l’economia e l’infrastruttura dei mercati finanziari può creare più di un problema agli investitori. I governi possono imporre pesanti restrizioni alla vita economica delle aziende e degli azionisti, mediante il controllo dei capitali, del diritto di voto e della tassazione sui profitti aziendali.
  • A livello micro, il management può mancare di trasparenza e correttezza nei confronti degli azionisti.

 

La storia, al momento, non ha premiato gli investitori nei mercati emergenti. A fronte dei rischi esposti, negli ultimi 30 anni gli investitori nei mercati emergenti non hanno ottenuto una ricompensa adeguata.

Ha tuttavia senso inserire questa asset class all’interno di un portafoglio ben diversificato così da esporsi alla possibilità di un futuro migliore.

Se hai intenzione di seguire questa strada, puoi approcciare la questione diversificando tramite un ETF.

 

Per oggi è tutto.

 

Un abbraccio,

 

Francesco

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