ETF: cosa sono e come funzionano

Indice

Hai sentito spesso parlare di ETF: cosa sono? 

Pure io l’ho accennato, in questo articolo.

Se vuoi sapere perchè gli ETF sono uno strumento valido per i tuoi investimenti, sei nel posto giusto.

ETF: a cosa servono?

gli ETF servono per esporsi sui mercati finanziari replicando interi indici o materie prime. Con costi bassi.

Concetto di indice:

  • prendi le azioni delle 50 aziende europee più grosse (Adidas, Allianz, Danone eccetera)
  • mettile tutte insieme 
  • questo è un indice di mercato. L’hanno chiamato Euro Stoxx 50.
 

Esistono molti indici di mercato.

Guarda.

  • prendi i 100 titoli tecnologici americani più grandi. Sono Apple, Google, Amazon eccetera. 
  • mettili insieme
  • questo indice si chiama Nasdaq 100, o solo Nasdaq (mai sentito?)
 

Puoi farlo anche con le materie prime:

  • prendi i prezzi di un gruppo di 24 materie prime, come petrolio, gas, bestiame, eccetera. 
  • il loro prezzo è definito da contratti chiamati “future”. 
  • li metti tutti insieme
  • questo indice si chiama Bloomberg Commodity Index
 

Ciascun indice ti permette di avere un’esposizione diversificata su un determinato mercato. 

Per dire, se vorrai esporti al mercato tecnologico americano potrai farlo comprando il Nasdaq 100.

Già. Ma come fai?

 

Cosa sono gli ETF

Devi usare un ETF. 

L’ETF è un fondo gestito passivamente. Cioè chi lo emette si limita a comprare l’indice per te. Poi lo detiene senza fare nulla o quasi.

Se vorrai avere in portafoglio un determinato indice, dovrai comprare le quote di un ETF che lo replica.

Vuoi il mercato azionario mondiale?

  • cerca l’indice di riferimento 
  • scoprirari che ce ne sono diversi
  • i più importanti sono l’indice FTSE All-World e il MSCI World
  • compri un ETF che replica uno dei due.
 

L’indice FTSE All-World contiene 4.098 titoli azionari sparsi per il mondo. Rappresenta l’90-95% della capitalizzazione di mercato complessiva. 

Con questo ETF, hai in mano praticamente tutto il mercato azionario del pianeta.

Fine della storia. 

Semplice, no?

L’ETF è uno strumento derivato. Il suo valore dipende infatti da ciò che contiene. In questo caso azioni di aziende di tutto il mondo.

Quale sarà la performance dell’ETF? In linea generale, sarà del tutto simile a quella dell’indice a cui si riferisce!

Guarda.

Il grafico qui sotto mette a confronto l’indice MSCI World (azionario mondo) appena incontrato con l’ETF iShares Core MSCI World UCITS ETF, che lo replica.

iShares è l’emittente dell’ETF.

Come puoi vedere, il rendimento dell’ETF ricalca fedelmente quello dell’indice.

Se vorrai detenere questo indice, dovrai comprare un ETF come questo.

 

Caratteristiche degli ETF

Gestione passiva vs gestione attiva: i costi

Gestione passiva ha un significato: costa poco (a te).

Cosa vuol dire?

Siccome il gestore del fondo non fa altro che riprodurre l’indice, i suoi costi sono ridotti all’osso. 

Cioè non ci sono:

  • compensi di gestione (sono minimi)
  • spese di rotazione del portafoglio (cioè non c’è un continuo acquisto/vendita di titoli)
  • spese di intermediazione (cioè non paghi nessun consulente)
  • oneri legati alla vendita (non c’è una rete commerciale da mantenere)
  • costi di pubblicità (non ci sono spese di marketing)
  • costi operativi (non ci sono spese di sottoscrizione, di uscita eccetera)
 

Tutto questo significa una cosa. I costi di gestione (a tuo carico) sono molto bassi. In genere vanno da uno 0,07% a uno 0,7% per gli ETF più costosi. 

È poco. Sotto vediamo che significa in termini di soldi.

Se costa poco, vuol dire che porti a casa tutto il rendimento del mercato che hai scelto. Te l’ho mostrato proprio nella tabella sopra.

Questo approccio è esattamente opposto a quello praticato dalle banche quando ti offrono il loro prodotto di investimento. 

Questi prodotti sono infatti gestiti attivamente, e per loro esistono invece tutti i costi visti sopra, fino cifre dell’ordine del 3-4% annui (a tuo carico).

Il gestore di questi fondi attivi tenta di comprare i titoli che ritiene vincenti e si sbarazza di quelli che ritiene perdenti. 

Questo genera un’elevata rotazione di portafoglio, che ha un costo. Lo sostieni tu, anche se non lo sai.

Purtroppo per te, questo approccio è fallimentare. A fronte di alti costi di gestione, quasi mai si ottiene un rendimento superiore che li giustifichi.

Numerose ricerche possono confermare questo fatto. 

A una distanza di appena 5 anni, oltre l’80% dei fondi comuni attivi non batte il mercato, cioè non fa meglio dell’indice di riferimento. 

E se si sale a 10, siamo al 90-95%.

Per un investitore, quindi, è molto meglio affidarsi a una gestione passiva e riprodurre semplicemente il mercato. 

Si guadagna molto di più.

 

Gestione passiva vs gestione attiva: i risultati

Ti faccio vedere.

Tu e tuo fratello avete fatto entrambi un piano di accumulo (PAC) per 20 anni. 

Avete investito in un indice che, al termine del periodo, ha avuto un rendimento medio del 7% annuo (ipotesi plausibile nel caso di un mercato azionario. La media storica per l’azionario americano è del 10%).

Il PAC n°1 è stato realizzato tramite un ETF che aveva un costo di gestione annuo dello 0,2%. 

Per il PAC n°2 avete preso un fondo che costava il 2%, come una gestione attiva.

Entrambi avete sfruttato l’interesse composto.

La differenza si commenta da sola.

Mentre il PAC n°1 ha raccolto quasi tutta la performance del mercato (oltre 128.000 € sui 132.000 € disponibili), il PAC n°2 ha lasciato l’investitore con oltre 24.000 € in meno!

Questo è l’impatto dei costi. Con il tempo, anche i costi crescono esponenzialmente, esattamente come i rendimenti.

Di quei 24.000 € non percepiti con il PAC n°2, una buona fetta se ne è andata nei costi di gestione visti sopra.

Un’altra fetta è invece chiamata “costo opportunità”: i tuoi soldi spesi nelle commissioni di prodotto non sono stati investiti, e quindi non hanno generato rendimento. 

L’interesse composto ha agito su una base più piccola, e quindi ha dato minori risultati.

E se ti costava il 3% anzichè il 2%? Avresti poco più di 92.000 €, cioè oltre 35.000 € in meno del PAC n°1. 

In poche parole, tu metti il 100% del capitale e il 100% del rischio. Ma ottieni solo una frazione dei rendimenti. 

 

Il benchmark conta?

Ti faccio un’altra domanda.

Prima avevi scelto un indice che ti sparava il 7% medio annuo. 

Ora prendi un indice più prudente, come un obbligazionario sui titoli di stato europei o poco più.

Se questo benchmark punta a un rendimento diciamo del 2% annuo, e il fondo attivo che hai comprato in banca ti costa il 2% annuo, quanto guadagni?

Ebbene si!

La risposta è ZERO. 

Hai pagato il gestore per non avere nessun rendimento, ma ti sei comunque assunto dei rischi.

In questa situazione

  • se vuoi un minimo di guadagno
  • sei costretto ad accettare rischi più alti
  • perchè sei zavorrato dai costi. 
 

Ecco perchè un ETF è uno strumento efficiente: quei costi sono al minimo sindacale.

La prossima volta che ti viene offerto un prodotto di investimento, guarda i costi. 

E ricordati della tabellina.

 

Diversificazione

Come visto prima, tramite un ETF sei in grado di comprare un mercato intero.

Ma perché dovrebbe essere un vantaggio?

Uno degli obiettivi principali di chi investe è quello di non essere mai nella condizione di perdere tutto. 

Cioè, non andare mai a 0.

Questa è anche una delle principali paure che si hanno quando ci si approccia per la prima volta al mondo della finanza. 

Hai il terrore di perdere tutto dall’oggi al domani.

Perché si pensa così?

Perché siamo pieni di storie di fallimenti clamorosi e di risparmi bruciati sui mercati in un batter d’occhio. 

Pensa a chi ha investito in Tiscali, società di telecomunicazioni di casa nostra.

Guarda che fine ha fatto.

Tiscali è partita in pompa magna alla fine degli anni ‘90. 

Ha avuto una crescita vertiginosa durante la bolla dot-com degli anni 2000.

Poi crash!!!!!

È saltata. Grafico piatto. Chi aveva azioni di Tiscali si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Valore 0, perso tutto.

Ora prendiamo un indice come lo S&P500.

Contiene i principali 500 titoli azionari americani. Certamente pure lui ha preso la botta con lo scoppio della bolla dot-com. 

E pure quella del 2009 con la crisi del mercato immobiliare.

Ma guarda cosa ha fatto.

Vedi?

Nei primi anni 2000 e nel 2009 il suo valore è sceso molto, ma non è mai andato a 0. Si è pure ripreso, parecchio anche.

Quando hai in mano un indice con centinaia o migliaia di titoli al suo interno, è tecnicamente impossibile che il tuo investimento fallisca. I movimenti dei titoli al suo interno si controbilanciano.

Per fallire, dovrebbero saltare per aria tutti i suoi componenti contemporaneamente!

Se succedesse, ci sarebbero problemi ben più gravi che una crisi di mercato.

Questo è diversificare. Cioè non puntare su un solo cavallo che credi essere vincente (magari lo è, ma magari è Tiscali…), ma prendi un mercato intero. 

E vedrai che dormi più tranquillo.

 

Accumulazione e distribuzione

Gli ETF sono classificabili in due categorie, a seconda di come vengono utilizzate le cedole o i dividendi:

  • ETF ad accumulazione: i proventi ricavati dai titoli sottostanti (qualunque essi siano: azioni, obbligazioni…) vengono reinvestiti in automatico nell’ETF stesso. Non becchi una lira nell’immediato, non hai soldi che ti entrano sul conto corrente quando le cedole maturano interessi o le aziende staccano i dividendi. In compenso, però, sfrutti il rendimento composto, non paghi un centesimo di tasse e nel lungo periodo il tuo investimento spicca il volo. Se vuoi accumulare ricchezza nel tempo, è lo strumento perfetto.
 
  • ETF a distribuzione: a differenza dei primi, periodicamente (mensilmente, trimestralmente, semestralmente o annualmente) distribuiscono cedole o dividendi. Avrai un flusso di denaro (tassato) sul tuo conto corrente e quindi ti garantirai una rendita dal tuo capitale investito.
 

Quale è meglio?

Non esiste una categoria migliore delle altre.

Scegli un ETF ad accumulazione se, appunto, intendi accumulare ricchezza negli anni.

Scegli un ETF a distribuzione se hai già un capitale consistente da parte e vuoi ricavarci una rendita come fosse uno stipendio. 

Non pensare di ricavare rendite consistenti da 10.000 € investiti, e nemmeno da 100.000 €. 

Se pensi di ricavarci uno stipendio costante, servono centinaia di migliaia di euro.

 

Dove si compra un ETF?

Un ETF può essere acquistato da un broker specializzato, o più in generale da un intermediario finanziario come le banche (che comunque non te lo dicono).

Ecco una lista di broker che può fare al caso tuo:

  • DEGIRO: è un broker online olandese a basso costo. Aprendo un conto DEGIRO, avrai un conto di trading a 0 spese di gestione. Conto di trading significa che potrai comprare e vendere i titoli o gli ETF che più ti pare e piace, tra quelli proposti chiaramente. DEGIRO ha una quantità molto importante di ETF negoziabili, tutti gratis. E’ prevista una spesa di 0,50 € per il costo di terze parti.
 
  • ETORO: nasce come piattaforma di scambio per CFD, ma ha aggiunto la possibilità di acquistare ETF. Non ha la stessa potenza di fuoco di DEGIRO, ma ha costi contenuti ed è più facile da utilizzare. È possibile acquistare frazioni di ETF.
 
  • Directa: broker italiano, e come DEGIRO offre un conto di trading a 0 spese. Gli ETF acquistabili su Directa sono solo quelli presenti su Borsa Italiana e su Xetra (la Borsa tedesca), per i quali ci sono buone condizioni di acquisto. La scelta, però, è abbastanza limitata.
 
  • FINECO: a livello bancario, è leader in Italia per il trading online. Ha un’enorme scelta di strumenti finanziari e di ETF quotati sia su Borsa Italiana che su borse europee. Il piano commissionale, però, è vantaggioso solo per i vecchi clienti. Per i clienti nuovi, i costi di negoziazione di un singolo ETF sono parecchio alti, fino a 19 € per eseguito. Buona offerta sul piano di investimento automatico mensile, detto piano replay. Qui i costi scendono a poco meno di 3 € per eseguito.
 
 

Spero di averti dato una buona panoramica sugli ETF.

Un abbraccio,

Francesco

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